Scavato nella collina di tufo giallo alle spalle del Rione Sanità, a pochi passi dalla casa natale di Totò e sopra le Catacombe di San Gennaro, il Cimitero delle Fontanelle è uno dei luoghi più singolari, commoventi e malintesi di Napoli.
Un ossario enorme — circa 40.000 resti visibili, milioni di ossa stipate nelle pareti della cava — che per quasi tre secoli è stato teatro di un culto popolare senza precedenti nell’Europa cristiana: quello delle anime pezzentelle, le “anime povere” del Purgatorio, a cui i napoletani dedicavano preghiere, altarini votivi e cure quotidiane in cambio di grazie, sogni rivelatori e, talvolta, i numeri vincenti del lotto.
Non è un posto rassicurante, e non si va alle Fontanelle per rassicurarsi. Si va per capire qualcosa di profondo sul carattere napoletano — quel peculiare rapporto con la morte che non è né macabro né superficiale, ma familiare, quotidiano, affettuoso — e per trovarsi faccia a faccia con migliaia di crani disposti su mensole e nicchie, alcuni con una storia, quasi tutti anonimi, tutti guardati negli occhi da generazioni di devoti che li consideravano compagnia e interlocutori.
Il cardinale Corrado Ursi chiuse il sito nel 1969 giudicando il culto troppo pagano. Nel 2026, cinquantasette anni dopo, il Cimitero delle Fontanelle ha riaperto, dopo quasi sette anni di restauro — più curato e più organizzato.

La visita si svolge all’interno di un’antica cava di tufo scavata nella collina che separa il Rione Sanità dal Vomero: non è un sito sotterraneo nel senso stretto del termine (il soffitto è a cielo aperto in alcuni punti e il sito è al livello stradale), ma è un ambiente cavernoso, alto, umido, attraversato da una luce che filtra dall’ingresso e dall’estremità del percorso lasciando il centro in una penombra permanente.
Il percorso è articolato in tre navate parallele ricavate nella roccia, organizzate nel 1872 dal canonico don Gaetano Barbati che diede per primo un ordine al caos di ossa accumulate nel corso di secoli. Ogni navata è lunga decine di metri; i muri laterali sono tufo nudo a vista; i resti sono accatastati con una logica che oggi ci sembra brutale ma che nella Napoli del XIX secolo era la massima dignità disponibile per chi non aveva avuto una sepoltura individuale.
L’impatto visivo all’ingresso è immediato e non assomiglia a niente di quanto il visitatore abbia potuto vedere prima.
Le pareti della prima navata sono letteralmente rivestite di crani e ossa lunghe impilate per ordine: crani a ranghi sovrapposti, separati da strati di femori disposti a spina di pesce, come se qualcuno avesse progettato una tappezzeria con i materiali dell’umanità.
Non c’è esibizionismo, non c’è intenzione scenografica: è semplicemente il modo in cui don Gaetano Barbati organizzò lo spazio perché tutti avessero un posto. Lungo le navate si aprono nicchie laterali, alcune chiuse da grate di ferro, altre accessibili, che conservano le concentrazioni più dense di resti.
La seconda navata è quella dove si concentra la maggior parte degli altarini votivi ancora attivi: piccole costruzioni spontanee intorno a un cranio specifico — una teca di vetro, un lumino, un rosario, una fotografia, talvolta un bigliettino con la richiesta di una grazia. Questi allestimenti non sono testimonianze storiche ma pratiche vive: ancora oggi i devoti vengono alle Fontanelle a pregare per le anime che hanno “adottato” e a chiedere protezione, anche se il culto formale è stato rimodulato dalla riapertura del 2026 in forma più regolamentata.
La terza navata converge verso il fondo della cava, dove un altare maggiore segna il punto di maggiore profondità del sito e dove la luce è più fioca. L’effetto complessivo — tre corridoi di osso e tufo, con il peso silenzioso di 40.000 persone intorno — è uno di quei momenti in cui il turismo smette di essere turismo e diventa qualcos’altro.
Tra le migliaia di crani anonimi, alcuni nel corso dei secoli hanno acquisito un’identità, una leggenda, una devozione specifica.
Il più famoso di tutti è quello noto come il “Capitano” — o in alcune varianti o cap’e morte d’o Capitano — un cranio attorno al quale si è costruita una delle leggende più rappresentative del culto delle Fontanelle. Secondo la tradizione orale, una donna del quartiere aveva adottato questo cranio, curandolo con grande devozione; il Capitano le apparve in sogno, le rivelò i numeri del lotto e lei vinse. Ma la donna, invece di onorare il patto restituendo grazie e preghiere, si sedette sul cranio per ringraziarlo in modo irriverente. Il Capitano apparve di nuovo in sogno, furioso, e la donna morì. La storia — ripetuta in decine di varianti — sintetizza tutta la teologia informale del culto delle Fontanelle: le anime del Purgatorio possono aiutare i vivi, ma il rapporto è una relazione con obblighi reciproci, non un bancomat soprannaturale.
Un’altra figura leggendaria è quella del cranio della sposa, avvolto in un velo bianco e circondato di fiori artificiali: secondo la storia popolare, apparterrebbe a una giovane donna morta il giorno prima del matrimonio, la cui anima è rimasta in un limbo di dolore. I devoti le portano fiori bianchi e le raccontano le notizie del quartiere come se fosse ancora una vicina di casa.
Ci sono poi crani che “sudano” — un fenomeno di condensa sul tufo umido che per i fedeli è un segnale di contatto — e crani che “comunicano” attraverso i sogni ai devoti che li hanno adottati, chiedendo preghiere specifiche o rivelando pericoli imminenti.
Con la riapertura del 18 aprile 2026, il sito ha assunto anche la denominazione di “Museo delle Capuzzelle” — capuzzelle in napoletano significa “testine”, il termine affettuoso con cui i devoti hanno sempre chiamato i crani che adottavano. Questa doppia identità — ossario/museo — riflette la tensione che ha sempre caratterizzato il Cimitero delle Fontanelle: da un lato, un luogo di culto vivo e popolare; dall’altro, un sito di straordinario interesse storico, antropologico e archivistico.
La nuova gestione affidata alla Cooperativa La Paranza — la stessa che gestisce le Catacombe di San Gennaro — ha cercato di mantenere entrambe le dimensioni: la mattina del lunedì e del venerdì è riservata ai fedeli per il culto nella zona sacra, mentre gli orari regolari accolgono visitatori con percorsi guidati o con audioguida.
Il restauro ha introdotto anche un sistema di audioguida scaricabile attraverso l’app IntoRioneSanità, che permette di ascoltare il racconto del sito nelle voci degli abitanti del quartiere — non una guida accademica, ma una narrazione corale, fatta di memorie familiari, leggende, aneddoti e testimonianze di devozione vissuta.
La storia del Cimitero delle Fontanelle è, in miniatura, la storia di Napoli: una storia di crisi demografiche, poteri sovrapposti, devozione popolare e conflitti istituzionali. La cava di tufo da cui nasce l’ossario era già usata come necropoli pagana in epoca greca, quando Napoli era ancora la colonia calcidese di Neapolis e questa zona si trovava al di fuori delle mura cittadine.
Le sepolture greche e romane che si trovano nei livelli più profondi del sito sono state parzialmente indagate ma restano in gran parte inesplorate: il Cimitero delle Fontanelle è letteralmente stratificato su tremila anni di morti.
L’evento che ha definito la fisonomia moderna del sito è la devastante epidemia di peste del 1656, che in pochi mesi uccise tra il 50 e il 60 per cento della popolazione di Napoli — secondo alcune stime, più di 300.000 persone su una città di poco meno di mezzo milione. I corpi erano talmente numerosi che le chiese e i cimiteri esistenti non bastavano: la cava delle Fontanelle, già usata sporadicamente come luogo di deposito dei morti, divenne il ricettacolo principale delle vittime dell’epidemia.
Nei decenni successivi confluirono le ossa di altri flagelli — il colera del 1836, che uccise decine di migliaia di napoletani, e le alluvioni che periodicamente allagavano le chiese e i sepolcreti urbani portando i resti in superficie — e i provvedimenti napoleonici che vietarono la sepoltura all’interno delle chiese e imposero il trasferimento di tutti i resti cimiteriali fuori dalle mura.
Il momento decisivo nella storia culturale del sito arrivò nel 1872, quando il canonico don Gaetano Barbati organizzò sistematicamente l’ossario: fece sistemare le ossa nelle tre navate, costruì l’altare maggiore, aprì il sito alla devozione pubblica. Fu in questo periodo che esplose il culto delle anime pezzentelle: i napoletani del Rione Sanità e del quartiere circostante cominciarono ad adottare i crani, a dar loro nomi, a costruire altarini, a pregare e a sognare. Il sito divenne un luogo di vita comunitaria oltre che di morte: le donne del quartiere ci passavano le mattine, si scambiavano notizie tra un cranio e l’altro, discutevano delle ultime grazie ricevute. Per quasi un secolo, le Fontanelle furono uno spazio sociale tanto quanto uno spazio sacro.
La cesura arrivò nel 1969, quando il cardinale Corrado Ursi ordinò la chiusura del sito. La motivazione ufficiale era l’eccessiva paganità del culto: le pratiche di adozione dei crani, la mediazione tra vivi e morti attraverso il sogno, la commistione tra preghiera cristiana e superstizione, tutto questo si allontanava troppo dall’ortodossia cattolica per essere tollerato in una fase di rinnovamento postconciliare.
Il sito rimase chiuso per anni, poi riaprì a più riprese in forma controllata, attirando sempre più visitatori. Nel 2020 fu chiuso nuovamente per ragioni di sicurezza strutturale, dando avvio ai lavori di restauro che si sono conclusi con la riapertura del 18 aprile 2026, accompagnata da una marcia di comunità partita da Largo Totò e accolta dal sindaco Gaetano Manfredi e dall’arcivescovo Don Mimmo Battaglia.
Dopo la riapertura del 2026, il Cimitero delle Fontanelle si visita in due modalità distinte.
La visita accompagnata prevede l’ingresso con audioguida scaricabile sull’app IntoRioneSanità: costo €6 a persona, durata massima 40 minuti. La visita guidata, condotta da guide della Cooperativa La Paranza che accompagnano il gruppo raccontando il culto delle anime pezzentelle e le storie dei personaggi leggendari del sito, costa €8 a persona, stessa durata.
Per i fedeli che desiderano accedere alla zona di preghiera nei giorni di apertura anticipata (lunedì e venerdì, ore 9:00-10:00), l’ingresso è gratuito.
Con il biglietto del Cimitero delle Fontanelle si ottiene uno sconto del 15% sugli altri siti della rete culturale del Rione Sanità: le Catacombe di San Gennaro, le Catacombe di San Gaudioso, il Jago Museum, la Basilica di San Severo Fuori le Mura e altri luoghi del quartiere. I biglietti si acquistano esclusivamente online: la prenotazione è obbligatoria per qualsiasi tipo di visita. Senza prenotazione è teoricamente possibile acquistare in loco i biglietti residui, ma si rischia di attendere a lungo o di non trovare disponibilità. Si consiglia di prenotare con almeno due-tre giorni di anticipo, specialmente nei weekend.
Per i gruppi organizzati superiori a 20 persone è necessario prenotare attraverso la sezione dedicata del sito o scrivere a scuole@cimiterodellefontanelle.it per le scolaresche. Le guide turistiche esterne con meno di 20 partecipanti possono scegliere la formula accompagnata acquistando il biglietto per ogni partecipante, con un biglietto aggiuntivo “guida turistica” disponibile per slot.
Dal 19 aprile 2026, il Cimitero delle Fontanelle è aperto sei giorni su sette, con chiusura il mercoledì e il 25 dicembre. Gli orari ordinari sono dalle 10:00 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 17:15. Il lunedì e il venerdì l’apertura è anticipata alle 9:00, ma la fascia 9:00-10:00 è riservata all’accesso dei fedeli per il culto nella zona sacra, con ingresso gratuito e accompagnatori presenti.
Gli ingressi sono scaglionati ogni 15 minuti, con un massimo di 25 persone per slot e un totale di 75 presenze contemporanee nel sito. La permanenza massima consentita è di 40 minuti. Questi limiti sono necessari per garantire la sicurezza strutturale del sito e la qualità dell’esperienza di visita: le Fontanelle sono un ambiente delicato e il contingentamento rigoroso è la condizione posta per la riapertura. Si raccomanda di arrivare almeno 15 minuti prima dell’orario prenotato e di scaricare l’app IntoRioneSanità prima di entrare, poiché il segnale telefonico all’interno della cava è scarso.
La visita completa del sito — tre navate, altare maggiore, nicchie laterali — si compie comodamente nella mezz’ora abbondante consentita. Chi desidera prolungare l’esperienza può abbinare la visita alle Fontanelle con il tour del Rione Sanità organizzato dalla Cooperativa La Paranza, che include anche le Catacombe di San Gennaro, il Palazzo dello Spagnolo e altri luoghi del quartiere. Il periodo migliore per la visita è la mattina in giornate feriali, quando il sito è meno affollato e la luce che filtra dall’ingresso crea atmosfere particolarmente efficaci. Evitate i weekend primaverili ed estivi se non avete prenotato con almeno una settimana di anticipo.
Il Cimitero delle Fontanelle si trova in Via Fontanelle 80, nel cuore del Rione Sanità, a poche centinaia di metri dalla Basilica di Santa Maria della Sanità e dall’ingresso delle Catacombe di San Gennaro. Il quartiere è fisicamente separato dal centro storico dai ponti ottocenteschi che lo scavalcano: entrare nel Rione Sanità significa scendere al livello più antico della città, in un quartiere popolare e vivo che ha ancora poco a che fare con il turismo di massa.
La soluzione più comoda è la Linea 1 della metropolitana, fermata Materdei: da lì il Cimitero delle Fontanelle è raggiungibile a piedi in 10-12 minuti percorrendo Via Materdei e Via Fontanelle. La fermata Museo (Linea 1 e Linea 2) dista circa 15-20 minuti a piedi attraverso il Rione Sanità, ma il percorso è interessante perché attraversa il quartiere dall’alto verso il basso passando sotto i ponti.
In altrnativa diverse linee di autobus fermano nelle vicinanze del Rione Sanità. Dall’aeroporto di Capodichino o dalla Stazione Centrale, il bus C63 serve Via Fontanelle direttamente. Il bus 168 collega Piazza Garibaldi al Rione Sanità.
Infine, da Spaccanapoli o da Piazza Dante, il Cimitero delle Fontanelle è raggiungibile a piedi in 20-25 minuti scendendo verso il Rione Sanità attraverso i vicoli della zona di Via Anticaglia. Il percorso è suggestivo ma richiede scarpe comode: il quartiere è su più livelli e le scale sono frequenti. L’auto non è consigliata perché Via Fontanelle è stretta e il parcheggio nelle vicinanze è praticamente inesistente.
La permanenza massima consentita nel sito è di 40 minuti. Questo limite è imposto per ragioni di sicurezza strutturale e per consentire l’ingresso dei gruppi successivi. Il tempo è sufficiente per percorrere le tre navate, osservare i principali altarini votivi e ascoltare il racconto dell’audioguida nelle sezioni principali. Chi vuole approfondire può abbinare la visita a un tour del Rione Sanità con guida.
Il culto delle anime pezzentelle — letteralmente “anime poverette” — è una pratica religiosa popolare napoletana sviluppatasi intorno all’ossario delle Fontanelle a partire dal XVIII secolo. I fedeli “adottavano” un cranio anonimo tra quelli presenti nel sito, lo pulivano, costruivano un altarino con lumini e rosari e pregavano per quell’anima in Purgatorio. In cambio, l’anima si manifestava in sogno, chiedeva preghiere specifiche e, una volta “soddisfatta”, concedeva una grazia al devoto — protezione, guarigione, rivelazione di numeri del lotto. Il rapporto era inteso come una vera e propria relazione di scambio, con obblighi precisi da entrambe le parti.
Il cardinale Corrado Ursi, arcivescovo di Napoli, decretò la chiusura del sito nel 1969 ritenendo le pratiche del culto delle anime pezzentelle incompatibili con la dottrina cattolica nella fase post-conciliare. In particolare, la mediazione tra vivi e morti attraverso il sogno, l’adozione dei crani, l’associazione con il lotto e la gestione autonoma della devozione al di fuori delle strutture ecclesiastiche erano giudicate troppo lontane dall’ortodossia per essere tollerate. Il culto continuò comunque in forma ridotta e clandestina, e il sito riaprì a più riprese nel corso dei decenni successivi.
La visita al Cimitero delle Fontanelle è sconsigliata ai bambini molto piccoli (sotto i 6-7 anni) per via della natura del sito e della presenza massiccia di resti umani. Per i ragazzi in età scolare, la visita può essere educativa e affascinante se preparata adeguatamente, e la cooperativa La Paranza organizza percorsi didattici specifici per le scolaresche. I genitori che portano bambini dovrebbero valutare la sensibilità del figlio rispetto ai temi della morte e affrontare il sito come un’occasione di dialogo sulla storia e sulla cultura napoletana.
Sì, la fotografia è consentita all’interno del Cimitero delle Fontanelle per uso personale, nel rispetto del luogo. Il sito ha una forte valenza spirituale per molti visitatori e per i fedeli: si raccomanda discrezione, soprattutto nelle aree degli altarini votivi e nella fascia oraria riservata al culto (lunedì e venerdì, 9:00-10:00). L’uso di flash potente o di attrezzature professionali invasive va segnalato preventivamente alla gestione.
Sì. Con la riapertura del 2026, il sito è stato dichiarato privo di barriere architettoniche con percorsi agevolati per visitatori con disabilità motorie. Il restauro ha specificamente previsto l’eliminazione degli ostacoli che rendevano l’accesso difficile per chi si muove in carrozzina o ha difficoltà motorie. Per esigenze specifiche, si consiglia di contattare la gestione prima della visita attraverso il sito ufficiale.
Le Catacombe di San Gennaro e il Cimitero delle Fontanelle sono gestiti dalla stessa cooperativa (La Paranza) e si trovano a pochi minuti di cammino l’uno dall’altro nel Rione Sanità. Molti visitatori abbinano i due siti in una mezza giornata dedicata alla Napoli sotterranea del quartiere. Con il biglietto delle Fontanelle si ottiene il 15% di sconto sulle Catacombe e sugli altri siti della rete del Rione Sanità: è consigliabile verificare gli orari di entrambi prima di organizzare il percorso, poiché le Catacombe richiedono anch’esse prenotazione.
Sono due esperienze molto diverse, spesso confuse tra loro. Napoli Sotterranea è un sistema di cunicoli e cisterne greche scavate sotto il centro storico, con accesso da Piazza San Gaetano, e racconta la storia idraulica e difensiva della città; non contiene resti umani. Il Cimitero delle Fontanelle è un ossario in un’antica cava di tufo nel Rione Sanità, non sotterraneo nel senso stretto, che racconta la storia delle epidemie, della devozione popolare e del culto dei morti. Si trovano a circa 20 minuti di cammino l’uno dall’altro e possono essere visitati nello stesso giorno, ma sono esperienze complementari e non sovrapponibili.
Il Rione Sanità è uno dei quartieri più densi di attrazioni poco note di Napoli. Le Catacombe di San Gennaro — il sito paleocristiano più importante di Napoli, con affreschi dal II al VI secolo d.C. — si trovano a pochi passi e si visitano con la stessa cooperativa.
Il Jago Museum, atelier-museo dello scultore contemporaneo Jago (Jacopo Cardillo) che ha scelto il Rione Sanità come sede del suo lavoro, ospita opere straordinarie tra cui il “Figlio Velato”, una scultura in marmo di ispirazione sanmartiniana.
La Basilica di Santa Maria della Sanità custodisce capolavori della pittura napoletana del XVII secolo e ospita nelle sue fondamenta le Catacombe di San Gaudioso. Largo Totò — la piazzetta dedicata al grande comico Antonio De Curtis, nato qui nel 1898 — è il punto di riferimento del quartiere.
Le City Card permettono di risparmiare sui mezzi pubblici e/o sugli ingressi delle principali attrazioni turistiche.
